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PROBLEMA ROM E BARACCOPOLI
…un’ irritante verità!
Il problema dei rom ormai è tristemente noto in quasi tutte le parti d’Italia, ormai non c’è città o villaggio che non abbia a che fare in una maniera o in un'altra con tale problema. Aspetto trasandato, accento slavo e denti d’oro, si fanno chiamare rom perché sono immigrati clandestini giunti per lo più dalla Romania. Sono allergici al lavoro, quindi vivono beneficiando dei vari enti “Caritas” che li sfamano e li vestono. Dopo il parassitismo non contenti si dedicano a mondane attività quali furti, borseggi, ricettazione e accattonaggio. Prede favorite sono gli anziani che vivono soli.
Occupano abusivamente suoli comunali in zone periferiche o si stabiliscono sotto i ponti e sponde fluviali. Ben presto i luoghi occupati diventano a loro immagine e somiglianza: brutti, sporchi e maleodoranti. Accampamenti rom, discariche a cielo aperto, centro di ricettazione, luoghi di dimora dei peggiori individui della società.
Grazie a zingari rom ed a molti immigrati che delinquono il 78% degli italiani dichiara di non sentirsi più sicuro,né in strada né in casa propria. La risposta dei politicanti che siedono in parlamento è la strafottenza!
Con le loro chiacchiere ipocrite non conferiscono poteri e mezzi alle forze dell’ordine per affrontare in maniera adeguata questo problema. In molti casi si verificano addirittura casi di privilegio:
- Alcuni comuni autorizzano legalmente gli accampamenti rom che vengono anche forniti per motivi di “sopravvivenza” di acqua e energia elettrica comunale quindi a spese del cittadino che paga le tasse e le bollette e deve pagare i consumi energetici a coloro che li borseggiano e gli rubano in casa. Ovviamente tali individui non pagano un centesimo di tasse e bisogna aggiungere che in questi campi i “disperati” per “sopravvivere” installano climatizzatori e antenne paraboliche!!!
- Nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi popolari sono posti nelle prime posizioni insieme agli altri immigrati tutto a scapito del cittadino ITALIANO!
- A causa della deficienza legislativa e da scellerate decisioni di alcuni magistrati i rom sorpresi a delinquere sono subito rilasciati dopo l’identificazione e restano impuniti. Clamoroso il caso del rom che guidava in forte stato di ebbrezza che ha ucciso 4 ragazzi italiani. Arrestato, gli sono stati dati i domiciliari in una stanza d’ albergo vista mare a due passi dalla spiaggia, mentre i genitori piangevano i figli morti lui era tranquillamente a prendere il sole sul terrazzino della sua stanza… cose da pazzi!
Sono queste le cose che alimentano la sfiducia nelle istituzioni e l’odio verso gli zingari non di certo chi, come noi, denuncia a voce alta “un’ irritante verità”.
Per i motivi sopra citati FORZA NUOVA portavoce del popolo, vuole lo sgombero immediato e incondizionato di tutti i campi e accampamenti rom e l’espulsione immediata dal suolo nazionale dei loro occupanti!
I militanti locali di FORZA NUOVA sono disponibili ad affiancare, in caso di necessità, i vari organi di competenza per lo sgombero di accampamenti e campi rom presenti in provincia di Salerno.

LIBERA L’ ITALIA CON FORZA NUOVA
24 OTTOBRE 1918
iniziava la battaglia di Vittorio Veneto

...e il piave mormorò " non passa lo straniero! "
All' alba del 24 Ottobre 1918 dal monte Grappa e dalle sponde del fiume Piave i valorosi soldati italiani diedero luogo ad una forte contoffensiva che sfociò nella battaglia di Vittorio Veneto dove le truppe austro-ungariche furono irrimediabilmente sconfitte e messe repentinamente in fuga. La guerra era vinta!
Furono liberati e annessi all' Italia il Trentino, le alpi Giulie ,il Friuli e l' Istria. 1.500.000 Italiani erano finalmente liberi dal giogo dell'Austria e gli italiani (all'epoca ancora divisi) per la prima volta nella storia si sentirono un unico popolo.
La vittoria costò all'Italia un alto tributo 600.000 morti. Quei figli autori di questa grande vittoria meritano di essere ricordati e onorati perchè sono morti per l'indipendenza e per la libertà.
ONORE AGLI EROI CADUTI! VIVA L'ITALIA!
BOLLETTINO DELLA VITTORIA
La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta.
La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.
La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria.
Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.
Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi.
Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.
Diaz
L’ITALIA IN MANO AI POTERI FORTI
Con un’azione coordinata e “ordita da menti finissime” i poteri che si riuniscono attorno alle masso-mafie e ai politici di riferimento hanno sottratto al Giudice De Magistris l’inchiesta “WHY NOT?” riguardante una loggia massonica, con sede a San Marino, che pompava, verso politici e apparati corrotti, fondi U.E. Tra gli indagati Clemente Mastella e Romano Prodi.La ragione addotta è che avendo Mastella chiesto il trasferimento di De Magistris, questi doveva astenersi da qualsiasi indagine su Mastella! Dopo pochi giorni Mastella aveva minacciato “IL CENTRO-SINISTRA E’ FINITO!”. Subito, chi conta veramente è corso ai ripari e lo ha messo in sicurezza espropriando De Magistris.De Magistris parla oggi chiaramente di un’azione coordinata “di massoni e di settori deviati dello Stato pronti come sempre a compiere azioni criminali come attentati e omicidi”.
Forza Nuova è l’ unico Movimento a favore di De Magistris, pronto a raccogliere il grido di rabbia proveniente da tutti coloro che ritengono questa decisione un palese attacco alle libertà ed un atto di difesa estrema delle oligarchie.
La Segreteria Nazionale
Forza Nuova nella consulta provinciale degli studenti
Impegno,costanza,serietà,sono le tre doti che hanno accompagnato il militante forzanovista Raffaele Marino e non che responsabile provinciale di LOTTA STUDENTESCA, alla consulta provinciale degli studenti.
Forza Nuova nella figura di Raffaele Marino promette a tutti gli studenti di svolgere la propria missione e le proprie battaglie affinché vengano riconosciuti agli studenti quei diritti e quelle strutture che troppo spesso e volentieri vengono negate.
Come sempre ancora una volta FORZA NUOVA pronta a dare battaglia ricordando a tutti:
STUDENTI OGGI...

PATRIOTI DOMANI!!!

FORZA NUOVA CAMBIA CASA...
Dopo più di un anno trascorso in Via della repubblica n 29 la federazione forzanovista si sposta in
VIA DE FILIPPIS N°27.
La nuova sezione ,più spaziosa,attrezzata e accessibile ha a disposizione 80mt2 adibiti come punto ricreativo più 40 metri soppalcati di uso studio.
lo spazio ricreativo verrà attrezzato con materiale di libero svago quale un biliardo e 2 ca lcetti accompagnati da un distributore di bibite.
inoltre tale spazio sarà attrezzato anche con un angolo "cultura" con libri inerenti all"ambiente di destra".
la comunità forzanovista si aupica di veder crescere una fascia generazionale coerente ,sana matura e preparata ad essere forza motrice per il futuro e guerrieri nel presente!
forza nuova dopo questa piccola pausa servita al normale espletamento burocratico continuera le proprie battaglie al servizio del cittadino per garantire e rinnovare con nuovo vigore il patto morale stipulato con le fasce sociali piu deboli...
fino all'ultimo guerriero da latino vero!!!
forza nuova unica opposizione!!!
il coordinatore provinciale
Vito Mercurio
FOIBE:
una ferita ancora aperta!
Dal famigerato campo di concentramento di Borovnica alle trincee
anticarro trasformate in fosse comuni: per la prima volta i luoghi
delle stragi titine escono dal dimenticatoio. Grazie al lascito di un
partigiano anticomunista sloveno.
La mappa dell'orrore viene da Est, dalla Slovenia. La conservava
Vinko Levstik, che durante la guerra '40-'45 era un "domobranzo", cioè
apparteneva alla milizia slovena nazionalista ma anticomunista. Il
documento è tornato alla luce di recente e ha un significato
sentimentale, perché chi l'ha offerta è deceduto poco tempo dopo e ciò
vuol dire che le era stato attribuito il fine di lascito testamentario
a beneficio di chi potrebbe farne tesoro. La mappa reca con meticolosa
esattezza tutti i luoghi, in territorio della Repubblica slovena, dove
sono stati sepolti o, comunque celati, i corpi delle vittime della
primavera 1945. Non sono solamente foibe, ma anche fosse comuni,
sepolture più o meno clandestine d'ogni genere. I siti sono oltre
duecentocinquanta, e le vittime? È una valutazione difficile, però con
un po' di pazienza si può formulare un ordine di grandezza e si arriva
a parecchie decine di migliaia. Verosimilmente potrebbero essere
settanta od ottantamila morti ammazzati. Si scopre così che gli
italiani infoibati o seppelliti frettolosamente dopo essere stati
assassinati sono una minoranza. Un dato verosimile sembra circa
settemila ed è una cifra che sgomenta, ma nella zona di Kocevje, per
esempio, dove la mappa indica sette tra fosse comuni e corpi interrati
in una trincea anticarro, sono stati seppelliti tremila domobranzi, su
un totale di dodicimila massacrati. Sono spariti sottoterra
diciottomila croati, ustascia e no; seimila cetnici (partigiani serbi
monarchici delle formazioni del generale Dra a Mihailovic) e poi
belagardisti (Guardia bianca slovena), militari tedeschi, religiosi
(in una nota si elencano per categoria: seminaristi, parroci,
cappellani), civili d'ogni genere, sesso ed età: contadini, operai,
commercianti, insegnanti, professionisti. Sono stati ripuliti interi
villaggi della valle dell'Isonzo, perché, come aveva rivelato Teodoro
Francesconi preciso e documentatissimo storico degli eventi giuliani
di recente scomparso, gli ordini erano di eliminare tutti gli italiani
che vivevano sulla sponda sinistra del fiume. A distanza di oltre
sessant'anni c'è ancora chi cerca. A parte le inchieste ufficiali,
espletate dalla commissione mista italo-slovena, diretta, da parte
italiana, dal colonnello Armando Di Giugno di Onorcaduti, direttore
dei sacrari militari del Friuli-Venezia Giulia e da parte slovena da
Zdravko Likar, ci sono altri, impegnati in ostinate ricerche per
iniziativa personale. Giovanni Guarini, goriziano, ha identificato e
recuperato la salma del padre, allora carabiniere, precipitato insieme
con gli altri militari di Gorizia, nella foiba di Tarnova. È questa
una voragine che si apre in una radura nel cuore della foresta con una
bocca di cinque o sei metri di diametro e si sprofonda in un'oscurità
senza fine; è visione da brivido. Alcuni anni or sono un gruppo di
speleologi istriani vi si è calato, hanno raggiunto una specie di
pianerottolo a trenta metri di profondità e, riemersi, hanno riferito
di aver valutato una giacenza di cinque o sei metri cubi di ossa. I
bersaglieri del battaglione "B. Mussolini" della Repubblica sociale,
che il 30 aprile 1945 aveva deposto le armi dopo una trattativa con le
formazioni di Tito, secondo i patti avrebbero dovuto essere posti in
libertà; furono invece trattenuti e costretti a una lunga marcia della
sofferenza. Il battaglione, che in difesa della frontiera giuliana
aveva perduto in combattimento 166 uomini in 19 mesi di guerra su un
fronte di 27 chilometri, al momento della fine delle ostilità aveva
una forza di 28 ufficiali e 572 bersaglieri. Nei soli primi otto
giorni sono stati eliminati 91 bersaglieri, i cui corpi venivano più o
meno sommariamente interrati in alcune delle località contrassegnate
nella mappa dell'orrore. Capolinea della sanguinosa marcia: il campo
di concentramento di Borovnica, località a venti chilometri da
Lubiana, definita «l'inferno dei morti viventi» dal vescovo di Trieste
Santin, dove hanno lasciato la vita 77 bersaglieri. Lionello Rossi,
padre dell'attore Paolo, è uno dei rari sopravvissuti. Ha pubblicato
un diario (Prigioniero di Tito, edito da Mursia) riuscendo a narrare
gli avvenimenti da lui vissuti senza esprimere opinioni o
considerazioni, senza usare aggettivi: solo date, nomi, fatti. Ma ne
scaturisce una forza drammatica emozionante. Ne sono rimasti colpiti
anche quelli che erano "dall'altra parte", come il partigiano Marjam
Grosar. Secondo la storica slovena Nevenka Troha, Borovnica è stato
«uno dei più crudeli e disorganizzati campi di prigionia in
Jugoslavia». Non pochi sloveni si sono impegnati nella ricerca delle
sepolture e nell'identificazione delle vittime. Alcuni di questi sono
giovani, nati dopo gli orrori del 1943-'45. Anton Zitnik, per esempio,
è nato nel 1940. Poi ci sono Franc Perme, Franc Nucic, Zdenko
Zavadlav, Janez Crnej, che hanno partecipato alla compilazione del
grosso volume Slovenja 1948-1952. I sepolcri tenuti nascosti e le loro
vittime edito dall'Associazione per la sistemazione delle sepolture
nascoste di Lubiana. L'edizione italiana è curata dalla Lega nazionale
d'Istria, Fiume, Dalmazia di Milano. Tra i dispersi di cui si è
perduta ogni traccia vi sono anche gli ottanta bersaglieri
"incavernati", termine impiegato per indicare la loro probabile fine.
Nel fianco del Pan di Zucchero, il colle che sovrasta Tolmino, c'era
una galleria nella quale, durante la Prima guerra mondiale, si celava,
dopo i tiri, un cannone austriaco di grosso calibro montato su affusto
ferroviario.
Si ritiene che gli ottanta bersaglieri siano stati portati
all'interno della galleria, dopo di che ne è stata fatta saltare con
l'esplosivo l'imboccatura, in modo da seppellirli vivi. A causa della
vegetazione che ha proliferato disordinatamente, fino a questo momento
non è stato possibile neppure identificare il punto ove era l'accesso
al tunnel. Secondo un'altra ipotesi, gli ottanta sarebbero stati
invece seppelliti sulla sponda sinistra dell'Isonzo, subito a monte
della confluenza del fiume Tolminca. Avrebbero poi coperto l'area con
uno spesso strato di cemento, sul quale è stato costruito il Club
Paradise. Sono mai stati identificati i responsabili dello sterminio
in Venezia Giulia e Istria? Sono mai stati celebrati processi? Alla
prima domanda si può rispondere con un sì, non così alla seconda. Per
quanto si riferisce sia alla giustizia slovena, sia a quella italiana,
non risulta sia mai stato processato qualcuno. Ogni tanto comparivano
sui giornali italiani scritti promettenti: «I giudici sloveni decidono
di collaborare», «La procura militare di Padova sta indagando», ma gli
sviluppi mancano. La cronaca si è occupata del processo per
diffamazione a mezzo stampa promosso dallo sloveno Franc Pregelij,
detto "Boro", contro il giornalista Giangavino Sulas del settimanale
Oggi perché lo aveva definito "boia" e non "presunto boia" come i più
riguardosi confratelli. Aveva chiesto un indennizzo di trecento
milioni di euro, ma ha perduto la causa. Il Pm Giuseppe Pititto aveva
rinviato a giudizio tre indiziati per strage: Ivan Motika, Oskar
Piskulic e Margitra Avijanika, ma in data il 14 noovembre 1997 il Gip
Alberto Macchia li ha prosciolti «per difetto di giurisdizione», in
quanto i luoghi dell'eccidio oggi non sono più in territorio italiano.
Conferma al fatto risaputo che, soprattutto in Italia, la legge è una
cosa, la giustizia un'altra. Per Nello Rossi il problema è uno solo:
«Sono trascorsi tanti anni, non voglio processi né tanto meno
vendette, voglio le salme e se lo scopo consiste nel trovare i resti
dei nostri morti noi bersaglieri non conosciamo altre strade al di
fuori di quella del dialogo, dell'incontro, dell'intesa, che è poi
quella che stiamo percorrendo».
La topografia degli eccidi
L'ubicazione e la densità delle sepolture non hanno una logica,
dipendono da fattori eterogenei, in qualche caso dalla vicinanza delle
zone dove si è combattuto, in altri dove erano ubicati i campi di
raccolta dei prigionieri. I punti di maggiore densità delle croci sono
tre. Uno a sinistra della mappa, sulla direttrice
Gorizia-Tarnova-Tolmino, nella valle dell'Isonzo, area di accaniti e
prolungati combattimenti. La fossa nella foresta di Tarnova è un
abisso terrificante. A Tolmino scomparvero un centinaio di
bersaglieri. Altra zona a grande densità di sepolture è in basso a
destra: Kocevje, a nordest di Fiume. Il punto di maggior densità è
però rilevabile a nordest di Lubiana, attorno a Celje, dove le croci
pullulano. È da presumere che in quella zona siano stati concentrati
prigionieri in gran numero, successivamente massacrati. Foibe sono
indicate ancora presso Capodistria e Postumia, dove sono le famose
grotte. A metà della direttrice Lubiana-Postumia c'era il famigerato
campo di concentramento di Borovnica.
VINKO LEVSTIK: Tra il '43 e il '45 sul confine orientale d'Italia,
dove scorrono l'Isonzo e il Bacia, la situazione era confusa: sullo
sfondo di uno scenario color sangue si muovevano e combattevano
soldati tedeschi, militari italiani della Repubblica sociale, bande
jugoslave comuniste agli ordini di Tito, reparti di ustascia, fascisti
croati; poi c'erano i "domobranzi", patrioti sloveni anticomunisti;
cetnici cioè serbi monarchici che obbedivano al generale Mihailovic;
belagardisti, guardie bianche; partigiani italiani anticomunisti,
detti osovani e comunisti agli ordini di Tito; le Mvac, milizie
volontarie anticomuniste, i ribelli montenegrini. Ne scaturivano
alleanze temporanee stipulate ai fini di raggiungere obiettivi non
sempre chiari, oppure incomprensioni, contrasti e tradimenti. Ognuno
poteva essere nemico di tutti. In questo contesto va considerata la
figura di Vinko Levstik, all'epoca schierato con i domobranzi. Aveva
una responsabilità di comando, essendo a capo della 114° compagnia e
combatteva per una Slovenia indipendente ma non comunista. Alla fine
di tutto aveva perduto la guerra, in quanto la Slovenia era diventata
parte ella Repubblica federativa comunista di Jugoslavia, ma aveva
vinto la pace, poiché aveva raggiunto un buona posizione economica, in
quanto proprietario dell'Euro Diplomat Hotel in corso Italia a
Gorizia. Se non che il il passato lo riagguantò e il 15 giugno 2001, (
quando da dieci anni ormai la Slovenia aveva raggiunto
l'indipendenza), a conclusione di un clamoroso processo a Lubiana
venne condannato a dodici anni di reclusione, perché riconosciuto
responsabile della morte di due partigiani. «Sono innocente davanti a
Dio - è stata la reazione di Levstik -. Non tornerò mai più in
Slovenia, dove sono stato incolpato di un delitto che non ho commesso,
mentre i veri responsabili dei massacri restano impuniti». Non
rimaneva però molto tempo da vivere a Vinko Levstik, ma prima di
andarsene per sempre, il 12 agosto 2003, volle affidare la mappa
dell'orrore a uno di quegli italiani che ancor oggi, dopo tanti anni,
si sentono vincolati alla ricerca dei resti delle vittime seppellite
in quell'arcipelago di foibe, buche, anfratti, dove vennero celati
nella stagione del sangue.
Comunicato Lotta Studentesca 9 ottobre 2007:
No alla manifestazione del 12 ottobre
In merito alla mobilitazione studentesca promossa, da varie sigle della sinistra, per il prossimo 12 ottobre contro la recente proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, On. Fioroni, di reintrodurre gli esami di riparazione a settembre, Lotta Studentesca, per bocca del coordinatore romano Daniele Pinti, dichiara quanto segue:
“Non condividiamo la manifestazione del 12 ottobre prossimo, si tratta solamente di un maldestro tentativo di ritrovare visibilità e credibilità in una base studentesca fortemente delusa dalle promesse non mantenute dell’attuale governo di centro sinistra. In particolare riteniamo giusta la reintroduzione degli esami di riparazione a settembre per l’evidente fallimento della riforma Moratti sui crediti e debiti formativi: La reintroduzione degli esami di riparazione dovrà, comunque, essere graduale e partire dal primo anno.
Quindi. non esami di riparazione per tutti subito, ma con un percorso parallelo che integri il vecchio e il nuovo sistema, per i prossimi 5 anni, fino cioè all’esaurimento dei vecchi cicli didattici basati sul sistema debiti/crediti. Contestiamo inoltre l’idea della “personalizzazione” poiché porterebbe ad una relativizzazione individualistica contraria alla nostra impostazione comunitaria della scuola e della società. Per questo motivo Lotta Studentesca non aderirà alla mobilitazione del 12. ottobre prossimo”
camerata NANNI presente!
Iniziava l'estate di un anno fa
e tranquilli eravamo noi,
quando entrammo ridendo in un prato che
di strana gente brulicava già.
Ci mettemmo seduti e davanti a noi
solo l'erba si stendeva là,
ma strisciavano a cento e cento
gli sciacalli nell'oscurità.
Mille stelle in cielo splendevano,
alti alberi tutti intorno a noi,
dolci canti antichi suonavano,
i loro attila parlava a noi.
E diceva di verdi prati che
di rugiada brillavano nel sole,
e guerrieri a cavallo intonavano
le canzoni degli antichi eroi.
Tutti in piedi ci alzammo
e davanti a noi gli sciacalli già fremevano,
avanzaron ghignando sicuri già
d'inseguire schiene nude.
Ma la mano di Piccolo Attila
contro il cielo stellato si levò
seminando il terrore calava giù
l'orda buia non rideva più.
E con la forza di un fiume in piena poi
caricammo e la terra sotto noi,
rimbombando tremava e gli alberi
ondeggiavano nel vento.
E mai più, mai più quel prato rivedrà
una sera come un anno fa.
Non si scioglierà mai la compagnia
ma c'è chi non è più sulla via.
Come un'aquila ora vola lui,
sorridendo alle stelle ancor più su
e il suo flauto suonando i guiderà
verso l'alba che sicura è già.
Iniziava l'estate di un anno fa
e felici eravamo noi,
quando uscimmo ridendo in un prato che
due occhi a mandorla non rivedrà.
(Gabriele Marconi)
ANTICOMUNISMO MILITANTE

in risposta all'apparizione a Cava de Tirreni di Oreste Scalzone voluta da quella sinistra che a stento riesce a definire la parvenza di un amministrazione comunale,
sabato 6 ottobre 2007 dalle 19 alle 23.30 in piazza Duomo, FORZA NUOVA presidierà la piazza al fine di far capire che ancora oggi la maggiorparte dei cittadini ,resta ancorata a quella veste ANTICOMUNISTA che da sempre ha saldato Cava alle sue Tradizioni ed alla Sua immensa cultura.
FORZA NUOVA sarà presente per mantenere vivo e rinnovare questo patto di amore e di sangue giurato alla propria Terra
Forza Nuova unica opposizione!!!
il coordinatore provinciale
Vito Mercurio